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  28 Novembre 2008
di Ivano Vacondio

La PAC non risponde alle esigenze dell’industria molitoria



Il recente accordo raggiunto dai Ministri dell’Agricoltura sulla cosiddetta Health Check della PAC non modifica sostanzialmente, per quanto concerne i seminativi, le proposte ufficiali avanzate dalla Commissione CE lo scorso mese di maggio.

Pur condividendo le motivazioni che hanno giustificato l’adozione di misure orientate ad una auspicabile maggior rispondenza tra offerta e domanda di materie prime, ritengo - come peraltro già sostenuto in passato - che la preoccupante evoluzione dei mercati cerealicoli nel corso degli ultimi anni avrebbe necessitato fin da ora l’apertura di una riflessione più ampia che è stata, invece, rinviata ai prossimi anni.

Una riflessione che avrebbe dovuto inequivocabilmente individuare i motivi di uno squilibrio strutturale tra offerta e domanda di materia prima e gli strumenti in grado se non
di ovviare quanto meno di correggere gli eccessi del mercato.

Permane la chiara sensazione che sia stata palesemente e colpevolmente sottovalutata
la portata della crisi alimentare verificatasi lo scorso anno, e non ripetutasi nel corso di questa campagna solo per via di uno straordinario e, probabilmente, irripetibile andamento dei raccolti internazionali.

La chiara volontà di smantellare, a livello comunitario, le misure o gli strumenti in grado
di rispondere adeguatamente alle conseguenze di uno squilibrio - non solo di natura quantitativa, ma anche qualitativa - tra offerta e domanda non appare certamente una decisione lungimirante. In questa situazione, la situazione dei Paesi strutturalmente deficitari in materia prima frumento - quale l’Italia - appare chiaramente preoccupante.

E se, a questo crescente rischio, si aggiungono i purtroppo consolidati punti di debolezza delle filiere nazionali del frumento, si percepisce agevolmente la ormai improcrastinabile necessità di interventi rigorosi sulle principali criticità del settore.
Il Piano cerealicolo nazionale costituisce indubbiamente, sotto questo profilo,
un documento di indiscussa valenza. La maggior parte delle linee programmatiche
di intervento in esso contenute - tra le quali alcune già da anni auspicate a gran voce
da Italmopa - appaiono certamente condivisibili da tutti gli attori della filiera.

Le risorse finanziarie sinora individuate possono apparire limitate rispetto alla valanga
di azioni auspicate nello stesso Piano cerealicolo. Potrebbero, invece, non esserlo ove fossero opportunamente orientate verso quegli interventi in grado di ovviare ad una situazione caratterizzata da un’insufficiente rispondenza - riconducibile essenzialmente
a motivi strutturali e logistici - dell’offerta rispetto alle esigenze dell’industria.

Ma per questo, è necessario che sia accuratamente evitata la dispersione delle risorse disponibili nel finanziamento di azioni che, nella situazione attuale, non possono in alcun modo essere considerate prioritarie o consone all’obiettivo di miglioramento della competitività della frumenticoltura nazionale.

 
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