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ll settore agricolo italiano, nonostante la difficile congiuntura che sta attraversando l’economia mondiale, mantiene la sua vitalità. È quanto emerge dai dati pubblicati nella 22ª edizione de “L’agricoltura italiana conta”, curato dall’Istituto nazionale di economia
agraria (Inea). |
Il documento dimostra che il settore è stato in grado di raggiungere anche dei risultati positivi, in controtendenza con il resto dell’economia, come l’incremento della produzione
agricola (+4,6%) e il miglioramento del saldo della bilancia
commerciale del complesso dell’agroalimentare (+12,4%). Il settore cerealicolo è stato caratterizzato da una forte ripresa delle quantità prodotte (+11,2%), grazie all’incremento
delle superfici (+2,5%) e delle rese (+5,8%). In particolare, si segnala la crescita del frumento duro (+25,6%) e del tenero (+12,2%). Insomma, dagli studi Inea “si può dire - afferma il Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali - che la crisi, originata dalla sfera immateriale delle speculazioni finanziarie, ha rilanciato l’immagine di un settore
concretamente con i piedi per terra”. Ovviamente non è tutto oro ciò che luccica.
Continua Zaia: “Le imprese devono misurarsi con tutta una serie di problemi che vanno dalla forte ascesa delle materie prime, concimi, energia, sementi, mangimi, all’accresciuta difficoltà di accesso al credito e ai finanziamenti, alla maggiore difficoltà, che si sta evidenziando in questi ultimi mesi, di esportare i propri prodotti, molti dei quali di pregio”.
Valore aggiunto: dualismo Nord/Sud Nel 2008, il valore aggiunto ai prezzi di base del settore primario è cresciuto dello 0,4% rispetto al 2007. L’incidenza del settore agricolo italiano sul totale dell’economia risente di un forte dualismo territoriale: nel Centro Nord, infatti, l’agricoltura pesa per l’1,6% in termini di valore aggiunto a prezzi base e per
il 3,8% in termini di unità di lavoro, mentre al Sud tali valori salgono, rispettivamente,
al 3,4% e 9,1%.
Produttività in crescita Nel 2008, il valore aggiunto agricolo ai prezzi base, per unità di lavoro, è pari al 51,2% di quello dell’industria, al 49,3% dell’industria alimentare
e al 40,4% dei servizi. Rispetto al 2007, in agricoltura si è verificato un aumento della produttività (+4,6%), a causa della riduzione del numero degli occupati e della crescita del valore aggiunto. È proseguito l’indebolimento del tasso di produttività nell’industria
(-1,7%) e nei servizi (-0,9%); in leggero aumento la produttività nell’industria
alimentare (+0,4%)
Nuovi investimenti per la coltivazione di seminativi
Dopo due anni di sostanziale stabilità, il prezzo della terra in Italia nel 2007 è aumentato in misura significativa, mostrando un incremento medio annuo dell’1,9%. L’andamento positivo dei mercati agricoli ha aumentato le aspettative degli investitori inducendoli all’acquisto di terreni, soprattutto per la coltivazione di seminativi.
Il valore fondiario medio a livello nazionale ha superato la soglia dei 17 mila euro per ettaro, anche se sono osservabili profonde differenze a livello territoriale.
Le circoscrizioni del Nord presentano valori più che doppi rispetto a quelli del Mezzogiorno.
In modo analogo, i terreni di pianura sono valutati circa tre volte di più
di quelli di montagna. Le zone agricole con prezzi medi molto elevati sono concentrate nella Pianura Padana, i prezzi della terra più bassi si riscontrano, invece, nelle zone montane alpine e appenniniche, ma non in modo omogeneo, dato che terreni fertili e dotati di buone infrastrutture sono localizzati anche in aree interne, soprattutto nei fondo valle pianeggianti.
Credito all’agricoltura
Nel 2008 la flessione dell’attività produttiva si è accompagnata alla decelerazione del credito alle imprese: i finanziamenti bancari alle branche dell’economia sono cresciuti, nel complesso, del 6%, circa la metà rispetto al 2007. I finanziamenti bancari al settore
agricolo hanno presentato andamenti differenziati: a fronte di una crescita ampiamente positiva nell’Italia Nord orientale (+7,5%) e Nord occidentale (+6,6%), si è verificato
un più modesto incremento nell’Italia meridionale (+3,5%), accompagnato da una leggera flessione nel Centro (-0,7%) e da un più deciso calo nelle isole (-4,2%). Per i finanziamenti oltre il breve termine, le erogazioni hanno subito una flessione di oltre il 17%. Particolarmente penalizzati sono risultati, poi, gli investimenti in costruzioni e fabbricati rurali. In ripresa, dopo la flessione del 2007, le erogazioni per gli acquisti di altri
immobili e mezzi di trasporto. Grano in ripresa Nel 2008, la produzione agricola ai prezzi di base è cresciuta in valore del 4,6% rispetto al 2007, grazie all’aumento delle quantità prodotte n(+1,2%) e dei prezzi di base (+3,4%). Il settore cerealicolo è stato caratterizzato da una forte ripresa delle quantità prodotte (+11,2%), grazie all’incremento delle superfici (+2,5%) e delle rese (+5,8%). In particolare, si segnala la crescita del frumento duro (+25,6%) e del tenero (+12,2%), mentre il riso è calato del 3,3%. Nelle colture arboree si è avuto un recupero produttivo dell’olio di oliva (+7,8%). Nel settore vitivinicolo si è registrata una ripresa della produzione di vino (+7,9%).
L’industria alimentare
L’industria alimentare italiana annovera circa 63.000 imprese (Istat - Struttura e dimensione delle imprese - anno 2007). La produzione è rimasta, nel 2008, pressoché stazionaria (-0,1%), a fronte di una sensibile flessione del comparto industriale (-3,2%).
Rispetto al 2007, si segnalano gli aumenti per la produzione di carni (+0,7%), oli e grassi (+1,1), biscotti (+2,9), lavorazione e trasformazione di prodotti ortofrutticoli (+5,1%), condimenti e spezie (+9,7%), mangimi (+1,9%). Sono, viceversa, diminuite le produzioni di
granaglie e farine (-1,3%), lattierocaseari (-1,8), zucchero (-28,8%), vino (-3,7%) e birra (-3%). Commercio estero: l’Ue è il nostro partner commerciale più rilevante Il 2008 ha segnato un accentuato miglioramento della posizione italiana rispetto al 2007, sia dal
lato degli scambi commerciali che della produzione agroindustriale.
Quest’ultima ha registrato un incremento pari al 6%, decisamente superiore e incoraggiante a quello dell’anno precedente. La posizione del nostro Paese, in termini di esportazioni, è migliorata da un anno all’altro, attestandosi al 7,1%, a fronte di importazioni la cui crescita si è mantienuta in linea con quella del 2007 (+2,2%).
La quota della componente agroalimentare sul totale degli scambi si è attestata nel 2008 su livelli praticamente invariati, rappresentando il 9% per le importazioni e il 7,2% per le esportazioni. I 27 Paesi dell’Ue costituiscono il nostro partner commerciale più rilevante in quanto accentrano, sia in entrata che in uscita, una quota pari a circa il 70% del totale, quota stabile rispetto al 2007 per l’import e in crescita del 6% per l’export. Sempre in termini di quote, altre aree di interesse per i nostri scambi sono, per le importazioni, il Sud
America (9,4% del totale) e l’Asia (6,7%), per le esportazioni il Nord America (10,3%) e l’Asia (4,7%). I primi 5 Paesi nostri principali fornitori continuano a essere Francia, Germania, Spagna, Paesi Bassi e Austria. Invariata è anche la graduatoria dei più importanti destinatari delle nostre vendite: Germania, Francia, Regno
Unito, Stati Uniti e Spagna.
Made in Italy vincente Il peso percentuale di esportazioni e importazioni in termini di settore primario e industria alimentare mostra il netto vantaggio competitivo dell’Italia nei prodotti trasformati: nel 2008, infatti, all’industria è attribuibile una quota del 78% del
totale per l’export e del 66% per l’import, valori stabili rispetto all’anno precedente.
Le esportazioni si concentrano sui prodotti tradizionali del Made in Italy, dato che tra i 5 prodotti più rilevanti venduti all’estero ci sono la pasta alimentare, le conserve di
pomodoro, i vini rossi e rosati, i prodotti dolciari a base di cacao e l’olio di oliva vergine ed extravergine.
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