Avenue media - Da oltre 20 anni gli specilisti nei congressi  
Avenue media - chi siamo
Sei in: home page > novità
Chi siamo  


  10 febbraio 2010
di Delia Sebelin per Molini d'Italia
Nel carrello della spesa più pane e pasta


Le famiglie italiane preferiscono i prodotti a base di cereali.
Meglio se salutistici e time saving.
In questi ultimi anni, lo scenario di riferimento per il sistema agroalimentare è profondamente cambiato. In particolare la crisi economica, l'elevata volatilità dei prezzi agricoli, gli andamenti delle quotazioni del petrolio, nonché i mutamenti della Politica agricola comunitaria hanno modificato lo "scacchiere" di riferimento. In aggiunta, le nuove sfide legate alla sostenibilità dei processi di crescita e sviluppo stanno contribuendo a delineare una cornice del tutto nuova entro la quale adeguare le politiche pubbliche
e comportamenti imprenditoriali .

Il Rapporto dell’Inea
Il Rapporto sullo Stato dell'Agricoltura 2009 è stato elaborato nell'ambito dell'incarico assegnato all'Inea (Istituto nazionale di Economia agraria) dal Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali. Lo scopo è fornire uno strumento di supporto alla programmazione dell'intervento pubblico in agricoltura.
Un capitolo del Rapporto si sofferma specificatamente sui mercati di sbocco dei prodotti agroalimentari italiani. Le profonde trasformazioni socio-economiche intervenute negli ultimi anni hanno prodotto effetti rilevanti sui comportamenti di consumo generali delle famiglie italiane e, più in particolare, sulle tendenze dei consumi alimentari.
I cambiamenti più importanti possono essere ricondotti a fattori di natura economica, sociale e demografica che, se analizzati e interpretati, consentono di cogliere le nuove priorità che definiscono la domanda di beni e servizi sul territorio nazionale. Le dimensioni che più di altre influenzano l’evoluzione generale e la struttura complessiva dei consumi sono il livello di sviluppo economico complessivo e reddito disponibile, gli aspetti demografici e modelli socio culturali, la capacità di produrre, di scambiare e di consumare (potere d’acquisto).

Italiani “spendaccioni” nel mangiare
Il nostro Paese mantiene, rispetto alle altre nazioni della “vecchia” Europa, una quota di spesa destinata ai consumi alimentari relativamente elevata. Infatti, la spesa per alimentari e bevande non alcoliche è due punti percentuali sopra la media Ue (12,6%) e ben più alta di quella di paesi come Regno Unito (8,9%), Paesi Bassi (11%) e Germania (11,1%).
Di fatto, nel nostro Paese, a fronte della grande tradizione culinaria e all’interesse al più generale “mangiare bene”, le famiglie tendono ad avere una sensibilità particolare verso questo capitolo di spesa. D’altro canto, il crescente aumento dell’invecchiamento della popolazione, la crescita del tasso di partecipazione femminile al mercato del lavoro e la riduzione del numero medio dei componenti dei nuclei familiari tendono ad accentuare questa “sensibilità” e spiegano il motivo della riduzione delle confezioni di vendita (per nuclei familiari sempre meno numerosi) e l’incremento della spesa per prodotti alimentari ad alto contenuto di servizio (piatti pronti).

Più pane, meno carne
Dagli anni Novanta ad oggi, si legge nel Rapporto Inea, l’evoluzione strutturale della spesa degli italiani destinata a beni alimentari ha visto mutare la sua composizione interna a favore di alcune voci di spesa a scapito di altre. Gli incrementi più importanti hanno riguardato i consumi di pane e cereali (25,3%), di acque minerali e bevande gassate e succhi (22,6%), i prodotti dolciari (21%) e i vegetali (11,9%). Le categorie che invece hanno conosciuto una contrazione dei consumi sono le bevande alcoliche (-17,6%), gli oli e grassi (-13,1%), il caffè tè e cacao (-11,4%) e le carni (-4,2%).
Inoltre, la domanda di prodotti alimentari tende a caratterizzarsi per articolazioni complesse che generano una segmentazione del mercato. Per provare a esemplificare si consideri la classificazione proposta dall’Ismea in “Gli acquisti alimentari in Italia: tendenze recenti e nuovi profili di consumo”. Lo studio individua quattro classi per i principali prodotti agroalimentari, classificandoli in base alla funzione (oltre a quella nutrizionale) che il consumatore gli riconosce. Le tipologie sono: 1) prodotti di base (hanno un elevato grado di penetrazione e un alto volume di acquisto, ad esempio pollame, olio di oliva…); 2) prodotti tipici (dop, igp, doc, docg); 3) prodotti salutistici, cioè con garanzie di qualità ulteriori rispetto ai sostituti di base (prodotti biologici, integrali o light); 4) prodotti ad alto contenuto di servizio (piatti pronti, carne preparata).

Dal farm to fork al lab to fork
Dai dati Ismea emerge una certa difficoltà per le produzioni alimentari definite di base, una sorta di stazionarietà per i prodotti tipici e una crescita della domanda per prodotti ad alto contenuto di servizio e salutistici.
A ciò si aggiunge una crescita di interesse da parte dei consumatori per i cosiddetti prodotti funzionali – ovvero alimenti migliorati mediante selezione genetica (ad esempio pasta dietetica), oppure arricchiti con qualche componente (ad esempio pane contenente fitosteroli, che abbassano il colesterolo).
Tali tendenze fanno emergere sempre più il cambiamento di paradigma per i prodotti agroalimentari, ovvero il passaggio dal farm to fork (dal campo alla tavola) al lab/brand to fork (dal laboratorio alla tavola). Il consumatore moderno risulta, da un lato, sempre più diffidente rispetto ai prodotti agroalimentari a fronte delle diverse crisi alimentari (Bse, influenza aviaria) che si sono susseguite negli anni, dall’altro, accorda sempre più fiducia all’innovazione e all’ingegneria degli alimenti quando queste offrono soluzioni a problemi specifici: sanitari (diabete, colesterolo), dietetici (obesità) o semplicemente estetici (cellulite) e pratici (non deperibilità).

Pago di più ma risparmio tempo
Le dinamiche socio-economiche e demografiche hanno generato anche il cambiamento di alcune abitudini di acquisto: le famiglie italiane sono oggi orientate verso il time saving. Secondo i dati, in pochissimi anni si è verificata un esplosione della domanda (+150% dal 2002 al 2008) per i prodotti di IV e V gamma, ovvero ad alto contenuto di servizio, perché presentano caratteristiche che ne ampliano le possibilità di conservazione, preparazione e consumo.
Il confronto tra le quotazioni tra produzioni di IV e V gamma e i prodotti non lavorati testimonia come la variabile “tempo” prevalga sulla componente prezzo nella formazione della decisione d’acquisto. Nel 2008, infatti, il prezzo medio di un prodotto di IV gamma è stato 8,2 euro al chilo, contro un corrispondente tradizionale di 1,8 euro al chilo. Nonostante questo divario, il trend di mercato e le tendenze derivanti da altri Paesi lasciano intravedere ulteriori spazi di crescita e sviluppo per questo segmento.

Supermercati e discount
La formula distributiva che riscuote maggiore interesse da parte delle famiglie italiane è il supermercato, grazie alla sua capacità di associare servizi di prossimità, risparmio di prezzo ed efficienza distributiva. Di un certo rilievo, poi, la crescita negli ultimi anni di ipermercati e hard discount.

Il commercio con l’estero:
trend positivo per il Made in Italy
Nel 2008 le forti variazioni dei prezzi registrate per alcune produzioni hanno inciso sulla struttura dei principali prodotti di scambio nel commercio agroalimentare. Dal lato delle esportazioni le prime due posizioni sono occupate dalla pasta alimentare e dalle conserve di pomodoro, grazie ad aumenti del valore delle vendite rispettivamente del 38% e del 22% e imputabili alla componente prezzo. Scendono, invece, le esportazioni di vini rossi e rosati.

L’andamento dei principali prodotti di esportazione conferma, anche per il 2008, il trend positivo dei prodotti Made in Italy. Le vendite crescono, infatti, dell’8,7% raggiungendo un valore complessivo di 13.218 milioni di euro, pari al 50% delle esportazioni agroalimentari complessive del Paese. Tuttavia, nel primo trimestre 2009, rispetto allo stesso periodo del 2008, le vendite dei prodotti Made in Italy subiscono una contrazione del 3,5% e tale andamento, da una analisi delle principali voci di esportazione, risulta maggiormente imputabile ai vini, come già sottolineato, oltre che alla pasta alimentare e ai prodotti dolciari a base di cacao. Dall’altra parte, ad attenuare la misura di tale riduzione, troviamo, oltre alle conserve di pomodoro e pelati, prodotti di panetteria, biscotteria e pasticceria che evidenziano incrementi superiori al 10% nel dato trimestrale
Avenue media Srl
     
20149 Milano - Italy
Via Domenichino 12

40122 Bologna
- Italy
Via Riva Reno 61
tel. +39 02 43986577
fax +39 02 43994547

tel. +39 051 6564311
fax +39 051 6564350
email:avenuemedia@avenuemedia.eu
R.E.A n. 299524
Reg. Impr. Bo. 03563450372
Cap. Soc. € 85.000,00 i.v.
© Copyright
Avenue media Srl
C.F. / P.IVA 03563450372