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Ictus: l’Italia offre servizi all’avanguardia. Ma mancano gli specialisti.
Al Congresso nazionale SNO, più di mille neurologi, neurochirurghi e neuroradiologi
si sono confrontati sui problemi concreti della vita in corsia.


Più di 1000 i partecipanti al XLVII Congresso nazionale SNO,
la società dei neurologi, neurochirurghi e neuroradiologi ospedalieri che si è svolto a Torino dal 14 al 17 novembre. Un successo dovuto alla particolarità del Congresso stesso, in grado di fare il punto
sugli sviluppi della ricerca scientifica in campo neurologico, ma anche
di mettere a confronto le esperienze degli specialisti nelle diagnosi
e nella terapia delle malattie del sistema nervoso.

“La Società dei neurologi, neurochirurghi e neuroradiologi ospedalieri– spiega
Domenico Consoli, eletto Presidente della SNO proprio al Congresso – è una società multidisciplinare, per cui quest’evento è concepito nel rispetto della ricchezza offerta
da queste diversità”. Così, per esempio, si è affrontato il tema della malattia cerebrovascolare da diversi punti di vista: da quello chirurgico a quello neuroradiologico interventistico.

Soprattutto, al Congresso gli specialisti che lavorano negli ospedali di tutt’Italia hanno avuto la possibilità di mettere a confronto le proprie esperienze.
“La particolarità del Congresso SNO – spiega Giuseppe Neri, neo Vice Presidente SNO – è di offrire ai neurologi, neurochirurghi e neuroradiologi dalla Val d’Aosta alla Sicilia,
la possibilità di affrontare i problemi concreti della vita in reparto, dove si trovano
a contatto diretto con i pazienti”.

Le giornate hanno messo in luce la capacità delle realtà ospedaliere italiane di offrire servizi di diagnosi e cura all’altezza delle risorse tecnologiche che la medicina moderna offre oggi.

In particolare, per quanto riguarda le malattie cerebrovascolari, è stato di estremo interesse il confronto italo-francese. “Grazie alla prevenzione – spiega il Presidente del Congresso, Dario Giobbe – la Francia è riuscita a ridurre la mortalità dovuta a queste malattie del 60%. Si tratta, dunque, di un esempio da seguire”. L’ictus, contrariamente
al pensiero comune, non è una fatalità. “Presenta dei fattori di rischio, come l’ipertensione,
il diabete, il colesterolo alto, e così via. Si tratta di malattie che si possono riconoscere
con esami semplici e che si possono curare”.

Ma per i trattamenti in fase acuta, in Italia mancano le risorse. “Nei centri di terapia per
le malattie cerebrovascolari acute, le cosiddette stroke unit, il personale esperto non è sufficiente a coprire le 24 ore. Questo sarebbe impensabile in una unità coronarica,
dove i cardiologi per fortuna sono sempre presenti”.

Occorre far sapere al pubblico che l’ictus si può prevenire. Sottolinea a tal riguardo Giuseppe Neri: “Investiremo nell’immagine della neurologia ospedaliera italiana presso
i pazienti, le loro associazioni, le regioni e il Ministero della Salute per fare campagna informativa. Al contempo, la SNO continuerà ad offrire agli specialisti iniziative
di aggiornamento sempre qualificanti ma anche e soprattutto stimolanti per il confronto
delle idee e delle opinioni”.

La segreteria organizzativa del XLVII Congresso nazionale SNO è stata di Avenue Media.

 
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