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“Per fare fatturato, ci si deve divertire”
Intervista a Enzo Rossi, proprietario del pastificio “La Campofilone”, che ha aumentato di 200 euro lo stipendio ai dipendenti.


Campofilone è un piccolo centro agricolo in provincia di Ascoli Piceno. Il nome del borgo non dirà granché ai più, ma forse qualcuno penserà:
“Io questo nome l’ho già sentito”. E non si sbaglia. La “colpa” è di Luciana Littizzetto, che in Tv ha senza pudore pubblicizzato i maccheroncini all’uovo del pastificio “La Campofilone”

Una pasta all’uovo davvero particolare, soprattutto perché - ed è questa la ragione che
ha fatto andare in brodo di giuggiole la cabarettista - Enzo Rossi, proprietario dell’azienda che produce questi maccheroncini “ha aumentato di 200 euro lo stipendio ai propri dipendenti”. Una scelta fatta dopo che Rossi aveva provato a vivere per un mese
con il vecchio stipendio…

Signor Rossi, ma ha davvero provato a vivere con lo stipendio che dava ai suoi dipendenti? Per quale ragione si è lanciato in una simile avventura?

“Ai tempi di mio nonno, quando avevamo il molino, andavamo in campagna e mangiavamo allo stesso tavolo dei contadini che ci rifornivano di grano. Ricordo che mi sentivo parte
di una grande famiglia. Questa sensazione di semplicità, questo sentirsi uniti, ha sempre avuto importanza nella mia vita. Per questo ho fatto in modo che anche oggi, nella mia azienda, ci sia questo spirito. Tant’è che i miei operai dicono “Noi non abbiamo bisogno
del sindacato, ci andiamo di persona a parlare con Rossi”. Sentire questo mi riempie
di orgoglio”.

Siete una grande famiglia. Ma “La Campofilone” è un’impresa con una ventina
di dipendenti. Pensa che un simile rapporto tra imprenditore e dipendente potrebbe
esistere all’interno di grandi aziende?


“Certamente sì: all’interno di una grande struttura si potrebbero creare più famiglie.
Un rapporto del genere rappresenta un grande valore aggiunto per l’impresa, perché
se l’operaio si sente trattato con rispetto e con l’importanza che merita, è portato a dare
il meglio di sé per l’azienda”.

Valori importanti, ma bisogna anche arrivare alla fine del mese…

“Esattamente. Ed è per questo che ho deciso di aumentare lo stipendio dei miei dipendenti. Ma la mia non è stata “bontà”, è stata una scelta imprenditoriale ben precisa. Direi egoistica”.

Mi spieghi pure.

“Se io sono un operaio, e quando vengo a lavorare so che quello che guadagno non mi basta, mentre lavoro penserò a cos’altro posso fare per arrivare alla fine del mese.
Quindi, sarà difficile venire a lavorare volentieri. E potrei anche decidere di andarmene.
Ma se l’operaio guadagna bene, viene a lavorare volentieri. Inoltre, con l’aumento, rendo
i miei dipendenti imprenditori di se stessi perché hanno la prova concreta che più guadagna l’azienda, più possono guadagnare loro”.

A dimostrazione che etica e profitto possono andare d’accordo.

“Sì: senza lo schiavismo, il rendimento aumenta, perché il lavoro “scorre via meglio”.
Rendi i dipendenti dei collaboratori contenti di dare il meglio. Io, poi, non potrei fare a meno di loro. Sono insostituibili, perché sono i discendenti di padri e nonni che da sempre, qui a Campofilone, fanno a mano la pasta, secondo la nostra tradizione.

Come l'hanno presa, i suoi colleghi industriali?

Mi sembra bene. Alcuni mi hanno telefonato per sapere se l’aumento di 200 euro è uguale per tutti e altre cose tecniche. Forse vogliono imitarmi e questa è una cosa buona.
Io ho spiegato che sarebbe giusto non fare pagare alle aziende i contributi relativi a questo aumento. Se il Governo capisce (mi ha telefonato anche Daniele Capezzone, della Commissione imprese), l’idea di prendere ai ricchi per dare ai poveri non resterà soltanto un manifesto”.

Il valore della tradizione, delle cose “fatte come una volta”. Ma i prezzi delle materie prime non sono quelli di qualche tempo fa. Avete ritoccato i listini?

“Certo che sì. Una scelta inevitabile, che nulla ha a che fare con la speculazione tanto gridata dai media. Il grano, rispetto all’anno scorso, è aumentato del 300%.
Se non ritoccavamo i prezzi del prodotto finito, saremmo stati costretti a chiudere”.

Non temete un crollo dei consumi?

“Ci sarà un periodo difficile. Ma non credo che i consumi crolleranno in modo vertiginoso.
Si comprerà in modo diverso, optando per il prodotto in offerta, ma preferendo il prodotto di qualità eccellente nel momento in cui si decide di spendere”.

E la qualità eccellente è il vostro punto di forza…

“La qualità e il rispetto delle tradizioni pagano. Lo dimostra che, dal 2004, il nostro
è stato sempre un fatturato in crescita. Ma si deve promuovere adeguatamente
la qualità attraverso la nostra cultura e storia”.

Andando in televisione?

“Beh, io mi sono trovato nel posto giusto al momento giusto. Ma non mi riferivo a questo. E poi, per fare pubblicità in Tv, occorrono soldi che spesso le piccole-medie imprese, come la mia, non possono sostenere. La qualità va promossa col passaparola. Per questo dietro la mia confezione di pasta non leggerà la storiella del paesino di Campofilone, borgo agricolo immerso nel verde collinare di una terra ascolana tinta dall'Adriatico azzurro mare, dove è tradizione fare la pasta a mano. Leggerà dati concreti, numeri: che è pasta all'uovo tradizionale, impastata senza aggiunta di acqua e con sole uova di galline allevate a terra a cui si danno mangimi senza OGM, che le farine derivano dal grano duro delle Marche,
che viene essiccata per 48 ore a temperatura che supera di poco quella ambientale,
tra i 28° e i 32°C.Per questo il consumatore si fida e sceglie addirittura di spendere
di più rispettoa prodotti di qualità inferiore. E poi, dopo l’assaggio, so che non rimarrà deluso, che ricomprerà il mio pacco di pasta e sicuramente ne parlerà in giro”.

Ha detto che dal 2004 il vostro fatturato è cresciuto.

“Nel 1997, quando ho preso il pastificio Campofilone, il fatturato era di 90 milioni di lire. Quest’anno arriveremo a 1,6 milioni di euro”.

Oggi producete di più rispetto ad un tempo, perché dovete soddisfare un numero maggiore di clienti. Ma tutto ciò non rischia di andare a discapito della qualità?

“Assolutamente no. E’ vero che ci siamo ingranditi. Ma in questo caso la quantità del prodotto non va a discapito della qualità perché le operazioni sono rimaste sempre le stesse. Per esempio, la pasta la essicchiamo sempre nello stesso modo (anche se in stanze più grandi), lentamente, rispettando tempi tradizionalmente impiegati, le famose 48 ore… a garanzia della nostra qualità”.

E adesso vendete i vostri maccheroncini in tutto il mondo e avete stretto accordi per esportare in Giappone e negli Stati Uniti…

“Già vendevamo in quei Paesi, ora abbiamo aumentato il numero dei clienti.
Ne siamo orgogliosi perché hanno regole molto rigide sulla qualità dei prodotti
e noi siamo riusciti a soddisfarle tutte”.

 
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